Montemagno, frazione di Calci, è un ridente borgo arroccato sulle alture alle spalle di Pisa. Terra di uliveti, di cuori semplici e sinceri.
A Calci si trova la bellissima Certosa, oggi Museo di Storia Naturale e poco distante, a Pontedera, si trova lo stabilimento della Piaggio, sorta a Genova nel 1884.
Montemagno per me sono Amulio, Licia e Gianluca.
Quando avevo vent’anni acquistai per gioco e curiosità un libro che raccontava la storia del mio cognome e riportava tutti gli indirizzi dei residenti nei cinque continenti accomunati da quel cognome. All’epoca ero una attivissima “pen-pal” e intrattenevo amicizie epistolari con svariate persone nei più diversi paesi. Così mi sembrò più che naturale scrivere a tutti i miei omonimi dall’altro capo del pianeta. Devo precisare che parliamo dei primi anni 2000 e la “privacy” era un concetto ancora in stato embrionale.
Dei pochi che mi risposero, uno in particolare sembrava molto interessato al libro che avevo e alla possibilità di ritrovare dei suoi parenti di cui aveva perso traccia. Si chiamava Ken e viveva in California. Da quando sua zia era mancata non sapeva più nulla dei suoi parenti italiani con i quali avrebbe tanto voluto tornare in contatto. Mi fornì il nome dei suoi nonni e mi disse che erano originari di Calci in privincia di Pisa.
Consultai il mio libro magico e trovai quattro persone a Calci a cui prontamente scrissi lasciando anche i miei recapiti telefonici per una comunicazione più veloce. E fu così che un giorno ricevetti una inaspettata chiamata da Amulio che mi raccontò l’altra parte della storia: di come loro non sapevano più niente dei parenti americani e che i nomi e le date sembravano proprio coincidere con quelle dei suoi nonni.
Amulio era, allora, un signore di mezza età, sposato con Licia e con un figlio poco più grande di me che si chiama Gianluca. Anche Ken era un signore di mezza età, sposato con Sheri e con tre figli. Amulio non parlava inglese e Ken non parlava italiano, così avvenne che io mi feci da intermediaria tra queste due famiglie che cominciarono a scriversi lunghe lettere per qualche anno (non esisteva ancora facebook, internet era agli albori e una telefonata extracontinentale costava una fortuna! – mentre lo scrivo mi sento un po’ jurassica).
Poi un giorno Ken annunciò che quell’estate sarebbe venuto in Italia e ovviamente sarebbe passato per Montemagno per conoscere Amulio, Licia, Gianluca e anche me! Così passammo due splendide giornate accolti dalla generosa ospitalità di Amulio e dall’ottima cucina di Licia. Mentre stavo con loro e ripercorrevo le storie dei loro avi comuni, mi rendevo conto di come fosse davvero importante per Ken rimettere insieme i pezzi del puzzle delle sue origini, ritrovare le sue radici e, allo stesso tempo, di come fosse prezioso per Amulio riallacciare questo legame allentato.
Negli anni successivi ebbi ancora qualche piacevole occasione di recarmi a Montemagno, accolta sempre con grande ospitalità come se fossi anche io “di famiglia”.
Poi arrivò internet, facebook e i traduttori automatici e tutto divenne più semplice ma decisamente meno poetico.
… ma la storia non finisce qui.
Perchè a distanza di 25 anni da allora, l’estate scorsa, ho scoperto una meravigliosa coincidenza, di quelle che ti fanno strabuzzare gli occhi e riflettere di come a volte, guardandoti indietro, ti sembra che ci sia un tessitore che crea la trama della tua vita.
Mio zio Claudio un giorno parlando del più e del meno mi racconta di quando da giovane durante il periodo di leva a Pisa, conobbe Francesco e Laura, una coppia di intellettuali, liberi pensatori che amavano aprire la propria casa a conoscenti ed amici per la gioia di condividere un buon bicchiere di vino e un bel libro. Con loro nacque una profonda e duratura amicizia, divennero per lui quasi dei “genitori putativi” tanto era saldo il loro rapporto e la stima reciproca che li accomunava. Claudio sapeva che se passava dalle loro parti, c’era sempre posto per lui e infatti andava spesso a trovarli.
Abitavano a Montemagno.
